Speculazione Filosofica

 

L’uomo da sempre ha sentito la necessità di dare significato alle cose, si è sempre posto le domande fondamentali : chi sono ? Perché sono qui ? Dove andrò ? Quale senso ha tutto questo ?

L’uomo è l’unico essere vivente sia del mondo animale che vegetale che si interroga, si pone delle domande di senso.

A tal proposito dal punto di vista antropologico, in tutte le culture, l’uomo ha sempre cercato di rispondere a queste domande nella trascendenza, in un Dio al disopra di tutte le cose che crea e governa.

La Filosofia che è la disciplina che si pone domande e cerca di dare risposte sul senso del mondo e dell’esistenza umana, e, più in dettaglio, il tentativo di studiare e definire le possibilità e i limiti della conoscenza.

Il bisogno di filosofare, secondo Aristotele, nascerebbe dalla “meraviglia”, ovvero dal senso di stupore e di inquietudine sperimentata dall’uomo quando, soddisfatte le immediate necessità materiali, comincia ad interrogarsi sulla sua esistenza e sul suo rapporto con il mondo.

Queste domande di carattere universale, definibili come il problema del rapporto tra il soggetto e l’oggetto, vengono trattate secondo due aspetti: il primo è quello della filosofia teoretica che studia l’ambito della conoscenza, il secondo è quello della filosofia pratica o morale o etica, che si occupa del comportamento dell’uomo nei confronti degli oggetti e, in particolare, di quegli oggetti che sono gli altri uomini, che egli presume siano individui come lui, perché appaiono a lui simili, pur non potendoli veramente conoscere al di là delle apparenze esteriori.

Il filosofo, sarebbe dunque ”l’amico del sapere”, cioè del conoscere, non per usarlo come mezzo o solo per piacere intellettuale, ma come fine a se stesso. Come tale egli si accompagna al sapere, essendo consapevole di non poterlo possedere del tutto: così ad es. Pitagora, indicato dalla tradizione come il creatore del termine filosofo, avvertiva che l’uomo può solo essere amante del sapere ma mai possederlo del tutto, poiché questo appartiene interamente solo agli dei.

L’ ESSERE in quanto tale è stato uno dei principali argomenti di studio dei filosofia a partire da Eraclito dove l’essere in se stesso è un’incessante divenire di tutte le cose, tutto scorre, ogni cosa muta, tutto diviene, è il primo filosofo ad individuare nel divenire la vera realtà del mondo, nel divenire cosmico regna un’ordine, esiste unità nei contrari (giorno/notte, caldo/freddo, etc) la cui lotta continua è governata da una giustizia superiore.

Con il suo interesse sull’Essere Parmenide è inventore dell’ontologia occidentale, il pensiero fondamentale di Parmenide si basa su un principio deduttivo che da premesse indubitabili deriva rigorosamente i caratteri che l’ ESSERE deve necessariamente avere, punto di partenza della sua deduzione è che “ l’ ESSERE è e il NON ESSERE non è “ caratteristica fondamentale è l’esistenza.

“’ESSERE è”. Il “non ESSERE” non può esistere per il principio di non contraddizione, che nega che un’affermazione e la sua contraddizione possano essere entrambi vere, quindi il “non ESSERE” non è. Da qui nascono conclusioni paradossali: L’ ESSERE è UNO se ci fossero 2 ESSERE dovrebbero essere separati da qualcosa, ma da che cosa ? Non certo dal’ ESSERE che non può separare se stesso e nemmeno dal NON ESSERE che non esiste, quindi è impossibile per Parmenide che esistano molteplici ESSERI.

L’ESSERE è eterno e non può scaturire dal NON ESSERE, è illimitato in quanto non può essere delimitato dal NON ESSERE, non subisce mutamento in quanto questo implicherebbe il passaggio da l’ ESSERE al NON ESSERE, è ingenerato, indistruttibile, è un’ intero continuo nello spazio e nel tempo.

L’esperienza pratica però ci dice che gli esseri sono molteplici, diversi, nascono muoiono, Parmenide risponde, che la spiegazione viene dimostrata dalla superiorità della ragione sulla sensibilità, i nostri sensi sono fallaci percepiscono una realtà apparente e non una realtà logica e razionale che solo la ragione può trascendere.

Socrate nell’età classica approfondisce di più l’indagine sull’uomo attraverso un’analisi della definizione dei concetti: bene, virtù e valori, lo vero scopo della filosofia non è la conoscenza del mondo esteriore ma l’indagine sull’uomo stesso. Ogni virtù è conoscenza, il male è frutto dell’ignoranza, l’uomo saggio e razionale agirà sempre per il bene, il malvagio lascerà sempre che siano ignoranza e pregiudizio a guidare le sue azioni. La libertà vera non consiste nell’abbandonarsi alle proprie passioni o istinti ma nel dominio razionale di questi. Socrate apre poi la strada alla metafisica nella scoperta del “CONCETTO” l’essenza della realtà è formata da CONCETTI dotati di significato universale una cosa è bene, una cosa e male, contro il relativismo dei sofisti.

Platone in contrapposizione al relativismo e desideroso di non escludere il senso del divino interpreta il contrasto tra apparenza e realtà come opposizione tra una realtà sensibile imperfetta, ingannevole e una realtà ideale soprasensibile, immateriale, perfetta, di qui l’apparire ai nostri sensi sarebbe come una cosa sbiadita, indefinibile, come ombre.

Il livello superiore della realtà è “ il mondo delle idee “ in opposizione al mondo del sensibile. Il filosofo si interroga cosa sia il bene, la virtù, la sapienza, l’amore cerca di comprendere la natura di questi concetti, passando dal mondo dei sensi al mondo del soprasensibile “IPERURANIO” delle idee, sede della verità.

Platone ricorre alla dottrina dell’immortalità dell’anima e reincarnazione, ogni anima contempla il “mondo delle idee” , Platone vede nel Demiurgo il divino artefice che impone il bene al caos, il mondo sensibile giunge all’essere, il Demiurgo non crea dal nulla ma da una materia prima, poi le cause finali spiegano perché una cosa è in un certo modo e non in un altro.

Aristotele vede la metafisica come come filosofia prima, che mira alle cause vere della realtà, profonde, sostanziali cioè ai motivi primi per cui l’essere è quello che è, il sapere per Aristotele significa conoscere i principi primi. La metafisica non mira alla conoscenza dei particolari (questo è relegato alle singole scienze) ma a conoscere la realtà nei tratti generali, in sostanza la metafisica è un’indagine che va oltre la fisica, al di la dei fenomeni fisici in se stessi, i principi primi che determinano il puro essere delle cose, per scoprire questi principi, bisogna riflettere sulla natura dell’essere in quanto tale.

Aristotele individua nella sostanza il fondamento che sta dietro all’apparenza di tutte le cose e le categorie (quantità, relazione, agire, patire) possibili determinazioni della sostanza stessa per parlare di “ESSERE”. A differenza di Parmenide, Aristotele spiega la natura del mutamento delle cose attraverso il concetto di POTENZA e ATTO (es. il seme e la pianta, il seme è una pianta solo in POTENZA, la pianta è pianta in ATTO) il passaggio da POTENZA a l’ ATTO è il divenire, causa che genera il mutamento da POTENZA a l’ ATTO , tale causa però non può essere solo POTENZA in quanto per agire deve essere già in ATTO, di conseguenza ci sarà bisogno di un’altra causa e così all’infinito in regresso, sarà quindi necessario postulare all’inizio una causa prima.

Per Aristotele la causa prima deve essere un’ente che sia tutto in ATTO, pura attualità, primo motore che causa mutamento, immobile in quanto non può mutare, ESSERE tutto in ATTO = Divinità, immobile, eterno, immutabile e immateriale in quanto la materie non è eterna ne immutabile.

S.Agostino: Nella sua opera Le Confessioni, racconta la sua vita, le tappe dell’evoluzione spirituale e le tappe di quando la sua fede è rinata. Secondo Agostino la ragione e la fede sono strettamente unite e in grado di collaborare e di rafforzarsi a vicenda. Non c’è fede senza ragione e non c’è ragione senza la fede. La teoria agostiniana dei rapporti fra fede e ragione è sintetizzata nella duplice formula crede ut intelligam” (credi per capire) et intellige ut credas(capisci per credere). Con queste celebri affermazioni, Agostino intende dire che per capire, che implica l’utilizzo della ragione, ossia per far filosofia in modo corretto e trovare la verità, è indispensabile il credere, cioè possedere la fede, la quale è simile alla luce che ci indica il cammino da seguire.

Viceversa, per avere una salda fede è indispensabile comprendere ed esercitare l’intelletto, cioè filosofare. Di conseguenza, per Agostino ragione e fede, essendo strettamente congiunte, si configurano come facce diverse di quella medesima realtà esistenziale che è il rapporto dell’uomo con Dio. Infatti, l’oggetto della ricerca agostiniana non è il cosmo, ma l’uomo l’io, ossia la persona nella sua singolarità irripetibile e nella sua apertura a Dio.

Nei Soliloqui, che sono tra le sue prime opere, Agostino così dichiarava lo scopo della sua ricerca: «Io desidero conoscere Dio e l’anima». Ma Dio e l’anima non richiedono per Agostino due indagini parallele o diverse. Cercare l’anima significa cercare Dio. Agostino parte dalla convinzione che non c’è alcuna altra causa che spinga l’uomo a filosofare se non la ricerca del bene. In questo modo si oppone a quella che era stata la concezione della filosofia fino a quel momento. Agostino si oppone e dice che il vero fine della conoscenza umana è Dio, cioè la verità. Pertanto la conoscenza del mondo fine a sé stessa è sola vana curiositas, il mondo può essere solo un mezzo per arrivare a Dio e non il fine.

Magari può aiutare l’uomo desiderare di arrivare alla verità, ma è un cammino che si svolge nell’intimo dell’uomo perché “In interiore homine habitat veritas“. È quindi solo nella propria interiorità, nella propria anima, che l’uomo può conoscere la verità, quindi Dio e capire, sperimentare la fede, altrimenti se contempla l’esteriorità si sta facendo confondere, distrarre, perché è vero quello che percepisce l’anima, tappa obbligata per giungere alla verità trascendente. Il mondo è infatti mutabile, può confondere, invece l’anima è immutabile perché è ratio, ma se anche l’anima è mutabile, Agostino invita a trascenderla per arrivare là .«..donde il nume della ragione si accende...». Agostino fonda, con la frase Si fallor sum (se sbaglio allora esisto), l’esistenza di se stesso. Per lui la condizione umana è una Massa Damnationis; infatti l’umanità è massa dannata, tutti gli uomini e le donne peccano e non possono non peccare. Questo perché fin dalla nascita siamo condannati dal peccato originale.

Una risposta a Speculazione Filosofica

  1. admin scrive:

    Speculazione filosofica si usa in filosofia per indicare un’indagare intellettuale sull’essere.

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